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Che cos’è la tammurriata

Che cos’è la tammurriata

Capire che cos’è la tammurriata significa entrare in una pratica nella quale danza, canto, musica e partecipazione collettiva non possono essere facilmente separati. Non è soltanto un ballo tradizionale campano né una variante scenografica della tarantella: è un’espressione culturale legata a territori, feste religiose, pellegrinaggi e momenti di incontro comunitario.

La parola deriva dalla tammorra, il grande tamburo a cornice che sostiene il ritmo. Nella tradizione si parla anche di canzone ’ncopp ’o tammurro, cioè canto sul tamburo. La Regione Campania descrive questa pratica come un repertorio musicale destinato soprattutto ad accompagnare il ballo durante feste rituali connesse ai pellegrinaggi verso santuari mariani.

Ridurre la tammurriata a una serie di passi, quindi, sarebbe fuorviante. Il movimento cambia secondo il luogo, gli interpreti, la musica e il contesto nel quale si forma il cerchio dei partecipanti.

Una danza nata dentro la vita comunitaria

Non esiste una data precisa nella quale la tammurriata sarebbe stata “inventata”. La sua storia appartiene soprattutto alla trasmissione orale e alla cultura contadina della Campania. Le ricostruzioni che la fanno derivare direttamente da riti greci, sanniti o dedicati a divinità antiche sono suggestive, ma non permettono di stabilire una discendenza lineare e documentata.

È più prudente osservare come la pratica sia stata conservata nelle comunità rurali e nei territori compresi tra Casertano, area giuglianese, zona vesuviana, Nolano, Agro Nocerino-Sarnese e Costiera Amalfitana. In queste aree il ballo assume caratteristiche differenti, tanto che parlare di un’unica tammurriata perfettamente uniforme sarebbe scorretto.

Il suo calendario tradizionale è strettamente collegato a feste devozionali, processioni e pellegrinaggi dedicati alla Madonna. Il suono della tammorra può accompagnare il cammino, l’attesa, l’incontro tra gruppi e il momento del ballo. Sacro e profano non sono necessariamente separati: devozione, corteggiamento, canto, fatica e socialità possono convivere nello stesso evento.

Il cerchio che si crea attorno ai danzatori non è soltanto uno spazio per osservare. Protegge il ballo, lascia entrare la coppia e mette in relazione musicisti, cantatori e presenti. Chi batte le mani, suona le castagnette o risponde al canto partecipa alla costruzione dell’evento.

Il ritmo della tammorra e il canto

La tammurriata viene descritta da Treccani come una forma di ballo cantato in tempo 4/4, tipica della Campania. Il ritmo è sostenuto principalmente dalla tammorra, alla quale possono aggiungersi castagnette, putipù, triccheballacche e altri strumenti popolari.

La tammorra non svolge il ruolo di un semplice accompagnamento. Stabilisce la pulsazione, guida l’energia del ballo e comunica con i danzatori. Un cambiamento nell’intensità o negli accenti può suggerire una rotazione, un avvicinamento o una nuova qualità del movimento.

Il canto utilizza spesso una struttura responsoriale. Una voce propone il verso e altre voci rispondono o ne sostengono la conclusione. I testi possono parlare di amore, lavoro, desiderio, vita quotidiana, conflitti e devozione. Non sempre raccontano una storia lineare: versi tramandati, formule ricorrenti e improvvisazioni possono essere combinati secondo l’occasione.

Per riconoscere la tammurriata durante l’ascolto si possono cercare alcuni elementi:

  • il battito deciso della tammorra;
  • una pulsazione binaria regolare;
  • il dialogo tra voce principale e risposte;
  • il suono secco delle castagnette;
  • la ripetizione di versi e cellule ritmiche;
  • una crescita dell’energia prodotta da musicisti e danzatori.

L’ascolto non dovrebbe concentrarsi soltanto sulla velocità. Il punto essenziale è la relazione tra accento, voce e cambio del peso corporeo.

Come si svolge il ballo

La tammurriata viene generalmente danzata in coppia. La coppia può essere composta da un uomo e una donna, da due donne o da due uomini: il rapporto scenico non coincide obbligatoriamente con una rappresentazione sentimentale. Può assumere la forma del corteggiamento, del confronto, del gioco o della complicità.

I danzatori mantengono una forte relazione visiva. Si osservano, misurano la distanza e rispondono alle intenzioni reciproche. Il movimento delle braccia è molto evidente, ma non dovrebbe essere interpretato come una decorazione scollegata dal busto. Mani, gomiti, spalle e sguardo partecipano alla stessa frase.

Le castagnette, quando utilizzate, aggiungono un secondo livello ritmico. Richiedono coordinazione tra mani, braccia, passi e ascolto del tamburo. La loro funzione non consiste nel produrre rumore continuo: possono sottolineare il ritmo e rafforzare il dialogo con chi suona.

I passi cambiano secondo le varianti territoriali. Sono frequenti piccoli avanzamenti, arretramenti, rotazioni e cambi di direzione. Il peso rimane disponibile e il corpo non cerca la verticalità rigida della danza accademica. Anche le cosiddette vutate, cioè i modi di girare o modificare la relazione tra i partner, assumono forme diverse secondo le tradizioni locali.

Una persona che si avvicina alla tammurriata dovrebbe evitare di imparare soltanto una breve combinazione online e considerarla universale. Questa danza si comprende osservando musicisti e praticanti, frequentando le feste e riconoscendo le differenze tra i territori.

Tammurriata e tarantella non sono sinonimi

La tammurriata può essere collocata nella vasta famiglia delle tarantelle meridionali, ma possiede caratteristiche proprie. La parola tarantella comprende numerose musiche e danze diffuse in diverse regioni del Sud Italia; non identifica un unico ritmo o un solo modo di ballare.

La tammurriata si distingue soprattutto per il ruolo centrale della tammorra, per il tempo binario, per il canto e per il legame con specifiche feste campane. Chiamarla semplicemente “tarantella napoletana” rischia di cancellare le differenze tra zone, repertori e funzioni sociali.

Anche la versione portata sul palcoscenico va distinta dal ballo praticato durante una festa. In teatro le durate vengono stabilite, lo spazio è frontale e i movimenti possono essere organizzati per il pubblico. Nel contesto tradizionale, invece, musica e danza possono proseguire, trasformarsi e rispondere direttamente alla comunità presente.

La tammurriata continua a vivere proprio perché non è rimasta un’immagine immobile del passato. Viene suonata, cantata e ballata da generazioni diverse, dentro e fuori i contesti originari. Questa trasformazione richiede però consapevolezza: rinnovare una tradizione non significa ridurla a costume, tamburo e passi energici.

Conoscere la tammurriata vuol dire riconoscere una cultura del ritmo e della relazione. Il ballo appartiene alla coppia, ma anche al cerchio; segue la tammorra, ma ascolta la voce; conserva una memoria antica, ma continua a prendere forma ogni volta che una comunità decide di suonare e danzare insieme.