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danza classica usa il francese

Perché la danza classica usa il francese

Capire perché la danza classica usa il francese significa tornare al momento in cui il balletto smise di essere soltanto un intrattenimento di corte e cominciò a organizzarsi come disciplina. Parole come plié, tendu, relevé ed en dehors non sono rimaste per eleganza o abitudine: appartengono al sistema con cui passi, direzioni e posizioni furono ordinati e trasmessi.

Il balletto aveva radici importanti nelle corti italiane del Rinascimento, ma fu in Francia, soprattutto durante il regno di Luigi XIV, che ricevette una struttura istituzionale stabile. Il vocabolario francese divenne così una lingua tecnica condivisa, capace ancora oggi di far comprendere la stessa indicazione a danzatori formati in Paesi diversi.

Dalle corti italiane alla scuola francese

Il termine balletto deriva dall’italiano, e molti maestri italiani contribuirono allo sviluppo degli spettacoli di corte. In Francia, però, la danza assunse gradualmente una funzione politica, educativa e professionale.

Luigi XIV partecipò personalmente ai balletti di corte e nel 1661 istituì l’Académie Royale de Danse. L’obiettivo era riflettere sulla pratica, stabilire criteri comuni e migliorare la formazione dei maestri. FranceArchives considera la creazione dell’Accademia il primo grande atto politico francese dedicato specificamente all’autonomia dell’arte coreutica.

Attorno alla corte lavoravano personalità come Pierre Beauchamp, maestro di danza tradizionalmente associato alla sistematizzazione delle cinque posizioni dei piedi, e Jean-Baptiste Lully, compositore italiano naturalizzato francese che contribuì all’incontro tra musica, teatro e danza. DanceItaly ha già raccontato il ruolo centrale di Lully e della corte del Re Sole nello sviluppo del balletto francese.

Nel 1713 Luigi XIV istituì inoltre un conservatorio destinato ai danzatori professionisti dell’Académie Royale de Musique. L’attuale Scuola di danza dell’Opéra di Parigi riconosce in quel provvedimento uno dei passaggi fondamentali della propria storia.

Quando un metodo viene insegnato, corretto e ripetuto all’interno di un’istituzione, ha bisogno di parole stabili. Poiché quel lavoro avveniva in Francia, il lessico tecnico si formò in francese.

I termini descrivono azioni e direzioni

Molte parole della lezione indicano in modo abbastanza diretto ciò che il corpo deve fare. Plié significa piegato; tendu, teso; sauté, saltato; tourné, girato.

La traduzione, però, non basta per eseguire correttamente il movimento. Nel battement tendu, per esempio, non bisogna soltanto “tendere” la gamba. Il piede scivola sul pavimento, attraversa progressivamente pianta e dita, raggiunge l’estensione senza perdere l’organizzazione del bacino e torna seguendo il percorso inverso.

Il nome offre la categoria dell’esercizio. L’insegnante aggiunge poi coordinazione, dinamica e correzioni.

Altri termini definiscono la posizione nello spazio:

  • devant indica davanti;
  • derrière indica dietro;
  • à la seconde indica lateralmente;
  • en l’air significa in aria;
  • à terre indica il rapporto con il pavimento;
  • en avant ed en arrière descrivono uno spostamento avanti o indietro.

Espressioni come en dehors ed en dedans richiedono maggiore attenzione. Possono indicare la direzione di un giro, di un rond de jambe o di un movimento rispetto alla gamba portante. Non vanno quindi interpretate come un generico “verso fuori” o “verso dentro” senza osservare quale esercizio si sta eseguendo.

Anche croisé, effacé ed écarté non nominano semplicemente pose decorative. Descrivono il rapporto tra orientamento del corpo, gambe e pubblico. Per un danzatore, comprendere queste parole significa organizzarsi nello spazio prima ancora di muoversi.

Come il francese diventò una lingua internazionale

La terminologia si diffuse anche grazie ai manuali e ai primi sistemi di notazione. All’inizio del Settecento Raoul-Auger Feuillet pubblicò un metodo capace di rappresentare graficamente percorsi, passi e relazione con la musica.

La notazione oggi chiamata Beauchamp-Feuillet permise di conservare e distribuire numerose danze teatrali e sociali. Il Centre national de la danse la considera uno dei sistemi storici fondamentali nella documentazione del movimento.

I maestri attivi nelle corti europee potevano così studiare danze francesi mantenendone nomi e organizzazione. Il prestigio culturale della Francia e dell’Opéra di Parigi rafforzò ulteriormente questo processo.

In seguito si svilupparono scuole nazionali con caratteristiche differenti: italiana, russa, danese, inglese e americana. Cambiarono accenti stilistici, metodi didattici e talvolta uso di alcuni termini, ma il nucleo francese rimase riconoscibile.

Per questo una danzatrice italiana può seguire una lezione in Germania o in Giappone e comprendere indicazioni come grand battement, pas de bourrée o assemblé. La pronuncia può cambiare, ma il riferimento tecnico rimane in gran parte condiviso.

Come comprendere i termini durante la lezione

Imparare un elenco a memoria è poco utile se le parole non vengono collegate a sensazioni e azioni. Un metodo più efficace consiste nello scomporre ogni indicazione.

Quando l’insegnante nomina un esercizio, cerca tre informazioni:

  1. Qual è l’azione principale
    In battement frappé, l’azione è rapida e battuta. In fondu, il piegamento delle gambe produce una qualità coordinata e continua.
  2. In quale direzione avviene
    Devant, derrière e à la seconde indicano dove si sviluppa la gamba o lo spostamento.
  3. Qual è la relazione con spazio e appoggio
    En l’air, à terre, en tournant oppure en diagonale modificano l’organizzazione dell’esercizio.

Prendiamo l’indicazione développé devant en croisé. Développé identifica lo sviluppo progressivo della gamba; devant stabilisce che la gamba arriva davanti; croisé definisce l’orientamento del corpo rispetto al pubblico. Le tre parole costruiscono insieme una consegna precisa.

È utile creare un quaderno tecnico, ma non limitarsi alla traduzione. Accanto a ogni termine si possono annotare:

  • appoggio del peso;
  • direzione dello sguardo;
  • coordinazione delle braccia;
  • errore personale più frequente;
  • cue utilizzato dall’insegnante;
  • qualità musicale richiesta.

Il francese della danza non è un ornamento storico. È una mappa sintetica del movimento. Ogni parola concentra informazioni che il corpo deve poi rendere visibili.

Conoscere i termini non sostituisce la pratica, ma rende la pratica più consapevole. Quando un danzatore comprende davvero una consegna, non deve aspettare di copiare chi gli sta accanto: può ascoltare, organizzarsi e iniziare il movimento con maggiore precisione.